Una mappa di stili, tendenze, linguaggi.

DANCE ME

Anna Cremomini

direttore artistico di Torinodanza festival

Un Festival per sua propria natura e scopo, deve saper riunire intorno a una programmazione tutti quei punti che formano una linea capace di disegnare il profilo del pensiero e delle forme del contemporaneo. Per questo Torinodanza del prossimo triennio vuole presentare quegli artisti che esprimono attraverso la coreografia una ricerca di espressioni sempre nuova e in costante divenire, come una lente d’ingrandimento sui grandi temi universali della contemporaneità. Torinodanza vuole disegnare una mappa di stili, tendenze, necessità di interpretare ed esprimere forme e pensieri, immagini in movimento, musica, fascinazione e poesia. Forti della convinzione che la danza oggi costituisca uno dei linguaggi più all’avanguardia delle espressioni dell’arte performativa, grazie all’unicità del corpo, alla libertà dalla lingua, alla dinamicità delle forme, un Festival può proporsi come una galleria d’arte, in cui artisti e spettatori si interrogano sui grandi temi del nostro presente. Torinodanza è la nostra sede espositiva privilegiata in cui perdersi in un labirinto di emozioni e sentimenti.

La vocazione internazionale

Anche per il prossimo triennio Torinodanza conferma la propria vocazione internazionale con la presenza di artisti da tutto il mondo, al fine di offrire agli spettatori uno spaccato della migliore e più intensa coreografia contemporanea. Tale vocazione adempie ad un ruolo almeno duplice, quello più evidente di proporre agli spettatori quanto di meglio offre la produzione coreografica attuale, ma anche quello di porgere ad operatori ed artisti un punto di vista, una possibilità di confronto e dialogo nel livello più profondo della creazione pura, delle possibilità che la ricerca e la sperimentazione possono prospettare.

Contaminazioni

Altra parola d’ordine che accompagnerà il cammino prossimo del Festival Torinodanza è quello delle contaminazioni, delle incursioni transdisciplinari, dell’interrogarsi sulla funzione e il ruolo della rappresentazione del corpo e del movimento nella società contemporanea. Oggi, in una qualsiasi giornata ognuno di noi, guardandosi intorno viene colpito da messaggi di ogni forma e natura, parole, gesti, suoni, azioni, immagini… Il mondo è di per se stesso translinguistico e multiforme. Il palcoscenico può e deve intercettare la natura della comunicazione e la trasversalità della società ipertestuale. Privilegiare quelle forme di composizione che accolgono le istanze del mondo in trans-mutazione ci sembra pertanto un atto doveroso, necessario, denso di connotazioni politiche e di rilevanza sociologica. Osservare, captare, scrivere sul palcoscenico le grandi domande che la modernità ci impone, sintetizzarle in un progetto culturale è un obbiettivo che un’istituzione pubblica deve porsi per statuto e vocazione. Contaminare la danza con il teatro, le visioni, le parole, le arti visive è indispensabile e vitale per l’evoluzione di quest’arte: incontrarsi, fondersi, confondersi per trovare un linguaggio capace di costruire una profondità espressiva più spinta è indispensabile per giungere alla significazione di un pensiero.

Anteprima 2018

La prima novità importante con cui si apre l’edizione 2018, è l’”anteprima” del Festival, realizzata in collaborazione con il Teatro Stabile di Torino con la presentazione in prima nazionale (unica data italiana) di Betroffenheit scritto a quattro mani dalla coreografa Crystal Pite e dall’attore drammaturgo Jonathon Young, entrambi canadesi. Questa “anteprima” costituisce il biglietto da visita della rinnovata direzione del Festival, impegnata a mantenere la linea tracciata nel passato, ma anche ad ampliarne i confini, i temi, i protagonisti e prelude all’ormai abituale programmazione autunnale di Torinodanza che inaugurerà definitivamente nel mese di Settembre. Betroffenheit è un esempio di fusione contemporanea di danza e teatro che lega i nostri progetti: la stagione di prosa del Teatro Stabile di Torino con un’anteprima del Festival Torinodanza.

Nella cornice del Teatro Regio il Festival si ri-aprirà il 10 Settembre con una serata in cui saranno presentati due diversi spettacoli a firma Sidi Larbi Cherkaoui, Noetic ed Icon, entrambi prodotti da Göteborgs Operans Danskompani, il corpo di ballo dell’Opera della città svedese di Göteborg che da anni sta costruendo un repertorio tra i più interessanti in Europa.
Con questa inaugurazione si suggella una collaborazione con Sidi Larbi Cherkaoui, che sarà “artista associato” del Festival Torinodanza, dunque presente con una propria produzione nei prossimi tre anni di programmazione.
Noetic e Icon, entrambi realizzati con le scenografie dell’artista visivo inglese Antony Gormley, sono opere emblematiche e significative del percorso artistico di Sidi Larbi Cherkaoui: se Noetic fonda il proprio disegno creativo su elementi aerei supportati da elementi scenici che costruiscono affascinanti geometrie e forme, in Icon elementi di argilla costituiscono la scenografia e gli oggetti che ne derivano ancorano pesantemente al suolo forme e movimenti.
Nei due spettacoli di Sidi Larbi Cherkaoui si celano domande universali. In Icon il coreografo si pone la questione di come la società contemporanea senta la necessità di crearsi sempre nuovi miti, delle vere e proprie “icone”, per poi distruggerle e sostituirle, perdendosi in una spirale infinita, in Noetic si interroga sul rapporto tra scienza e coscienza, tra forme fisiche e forme della mente.

E proprio il tema della contaminazione con le arti visive caratterizza altri appuntamenti dell’edizione di Torinodanza 2018, come il pluripremiato The Great Tamer di Dimitris Papaioannou, (alle Fonderie Limone 20, 21, 22 Settembre), rivelazione della stagione 2017-18 a cui si aggiunge la video installazione Inside presentata nei nuovi spazi delle OGR (Officine Grandi Riparazioni), consentendo al pubblico di approfondire la conoscenza del lavoro dell’artista greco.
Pittore di formazione, poi fumettista e infine coreografo e performer, Papaioannou è noto al grande pubblico per aver realizzato la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Atene del 2004. Il suo linguaggio si pone al crocevia tra danza, teatro ed arti visive e i suoi spettacoli compongono quadri visionari, rievocazioni emotive che trasportano gli spettatori in un’esperienza emotiva e sensoriale. In The Great Tamer sceglie il mito di Persefone per un’immersione nella storia dell’iconografia dall’antica Grecia a Kubrik, da Raffaello a Rembrandt, passando attraverso la distorsione della musica di Strauss.

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